Voler parlare di sentimenti in una società che è solita reprimerli è un atto di coraggio, qualora non si voglia essere additati immediatamente come sentimentalisti o nostalgici; tuttavia anche criticare questa deleteria abitudine è un atto di coraggio, poiché è pressoché inevitabile lo scandalo.
È paranoico colui che, nel voler agire correttamente è consapevole di star sbagliando. La nostra società teme i sentimenti poiché è terrorizzata dal suo passato oscuro con il quale non ha ancora fatto i conti. Oggi nessuno, a meno di una qualche forma d’esplicita ribellione, affermerebbe mai, a cuor leggero, di avere del sano patriottismo nell’animo, poiché sa che verrà immediatamente respinto e accusato di essere un fascista.
È la paura che impone la censura e una società che respinge istintivamente il suo passato non può che essere soltanto una società terrorizzata. Oggigiorno è considerato giusto solo ciò che è strettamente utile e anche nelle scuole, ahimè, si sta pian piano diffondendo questa linea di pensiero. Sempre più studenti – ma all’appello non mancano perfino alcuni docenti – hanno cominciato a criticare aspramente l’attuale sistema scolastico, giudicando inutile e vetusto lo studio della letteratura, della storia o della filosofia, poiché ritenute discipline ormai superate, superflue, non necessarie.
Per quanto si possa discutere sull’importanza di discipline che, sul piano prettamente pratico, hanno un’innegabile utilità, trovo a dir poco sconsiderata l’idea di espellere definitivamente i saperi umanistici dalle scuole.
Per citare un nostro contemporaneo filosofo, divenuto noto online come Rick Du Fer:“La letteratura è un ottimo strumento di ‘pre-vita’, poiché ci permette di vivere prima le conseguenze di possibili scelte senza la necessità di sperimentarle sulla propria pelle.”
Per contrastare la paura del sentire, respinta dal pregiudizio secondo cui i sentimenti sono una debolezza delle menti, le scuole dovrebbero, dunque, accompagnare i giovani e insegnare loro l’importanza del conoscere sé stessi in rapporto con gli altri e con il mondo che li circonda. Una società fondata unicamente sull’utile è una società di individualisti preoccupati unicamente di soddisfare le esigenze del proprio cinico egoismo, nonché una società priva di qualsiasi forma di etica. Se si negasse l’esistenza di regole etiche e morali imprescindibili, tutto sarebbe permesso, salvo poi dover fare i conti con sé stessi.
Raskolnikov divenne pazzo. Fossi in voi non rischierei.
Peccheremmo di presunzione e, a mio giudizio, perfino di superficialità, se attribuissimo all’uomo le caratteristiche di una macchina. Siamo tutti condannati a scoprire i nostri lati più bui. Nessun essere umano può ignorare i suoi abissi troppo a lungo senza rischiare di diventare folle. Quando si è giovani non è immediata la scoperta della propria identità e la mancanza di strumenti di auto analisi rende la scoperta di sé ancora più ripida.
Non bisognerebbe mai reprimere i propri sentimenti poiché, un giorno, la voragine che la persistente repressione avrà generato dentro di noi minaccerà di uscire allo scoperto e allora non vi sarà più alcuna ragione capace di domarla. È sì la ragione che scinde l’uomo dall’animale, ma sono i sentimenti che lo rendono davvero umano.


